Centro Ricerche CRETA

Una mente per lo sviluppo del Territorio

Sezione ‘Economia, Società e Ambiente’

Il sito del Ministero dell’Ambiente ci informa, bontà sua che il 2012 sarà l’Anno Internazionale per l’Energia Sostenibile (e questo vorrà pur dire qualcosa) http://www.minambiente.it/home_it/showitem.html?lang=&item=/documenti/notizie/notizia_0249.html

 

Ban Ki-moon, Segretario Generale dell’ONU, annuncia al mondo che il 2012 sarà «The International Year for Sustainable Energy»: l’anno internazionale per dell’energia sostenibile.
Un’iniziativa volta al miglioramento della qualità della vita di 1,6 miliardi di persone che vivono nei Paesi in via di sviluppo e che ancora non hanno accesso all’elettricità, una rivoluzione globale al fine di consentire un accesso universale all’energia pulita a tutti entro il 2030, oltre ad un 40% di aumento dell’efficienza energetica.

 

quanto siamo vicini agli obiettivi di kyoto

ci stiamo avvicinando ma sarà merito nostro?

Ma il 2012 è soprattutto l’anno dove si conclude la prima fase del Protocollo di Kyoto, dove si rendicontano i Paesi virtuosi da quelli più carbon intensive. Pare che i permessi di inquinare, nel mercato dei permission traders, stiano rapidamente calando di prezzo perchè tutti d’improvviso stanno diminuendo le proprie emissioni.

 

Ciò non significa però che le produzioni siano tutte più sostenibili, che le automobili e le caldaie di casa siano diventate più efficienti, che si usino di più i mezzi di trasporto pubblico e il teleriscaldamento.

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Questa è una storia che racchiude un messaggio ancora attuale anche se la narrazione ci riporta a luoghi e tempi diversi dai nostri, ad un passato molto lontano.
“Si racconta che un mattino di molti secoli fa, a Bassora, il più valoroso militare della città, passeggiando per il mercato, abbia incontrato lo spettro della Morte che lo guardava in modo strano,forse minaccioso.
 
A vedere ciò il soldato, colto dallo sgomento nell’aver incrociato tanto presto lo sguardo con la morte si recò dal suo sovrano, chiedendogli aiuto. Il buon sovrano decise di donargli un veloce cavallo “figlio del lampo”, degno del suo prestigioso regno, la cui velocità avrebbe assicurato al soldato una rapida fuga in terre lontane, garantendogli la salvezza dalla morte imminente.
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Riportiamo questa notizia apparsa sull’ultimo numero di Modus (Scienza, Natura e Stili di Vita).

il fotovoltaico in Europa

Il solare si sta diffondendo

<<“Il 2010 si chiude con oltre la metà del fotovoltaico installato nel mondo in Europa. Risultato comunicato dall’Istituto per l’energia del Joint Research Center europeo, attraverso il nono rapporto sullo stato del fotovoltaico. Dal rapporto si evince che nel 2009 sono stati installati 7,4 GW aggiuntivi e di questi ben 5,8 GW sono stati messi in opera nella comunità europea.

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 Alla voce “Produzione di energia elettrica in Italia” di Wikipedia si può vedere che il fotovoltaico nel 2009 contribuiva alla produzione di energia elettrica solo per lo 0,2%. Alla fine del 2011 arriverà probabilmente al 2% e, puntando molto in alto, si potrebbe arrivare al 10% nel prossimo decennio. Quindi non basta dire: meglio il fotovoltaico del nucleare. Bisogna fare altro.

 
 
 

 la scala del risparmio energetico

la classificazione energetica

  • Quanta energia consumiamo a testa ogni giorno. Se guardiamo la nostra bolletta elettrica vediamo che ogni persona della casa consuma mediamente circa 2 kWh al giorno. Se dividiamo invece i 330.000 GWh consumati in Italia nel 2009 per i 60 milioni di italiani e per i 365 giorni dell’anno, vediamo che il consumo che compete quotidianamente ad ogni italiano è di 15 kWh circa. La differenza tra 2 e 15 kWh è tutta l’energia che serve all’illuminazione pubblica e alle industrie per produrre tutte le cose che noi compriamo e consumiamo quotidianamente, anche il cibo. Anche se tutte le famiglie italiane installassero il fotovoltaico, compenserebbero solo i 2 kWh consumati in casa, rimarrebbero da produrre gli altri 13.
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  • C’è una gran confusione tra nucleare e fotovoltaico, ognuno può dire quello che vuole, tanto nessuno ci capisce niente. Vorrei di seguito riassumere alcuni calcoli fatti con i miei studenti prima del terremoto in Giappone. Uno dei motivi di confusione è sicuramente il fatto che la proposta di fare nuove centrali nucleari sembra scaturire più da un mal di pancia occasionale che da una vera pianificazione energetica. Vi hanno mai detto quanta energia elettrica consumiamo ogni anno, quanto incrementa annualmente e quanto di questo aumento può essere compensato da una centrale nucleare o dal fotovoltaico? Avete mai capito quanto costa realmente il nucleare e quanto il fotovoltaico?
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    tabella-riassuntiva-risparmio-energetico

  • Analizziamo il problema per punti.
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    Come cittadini italiani a Giugno spenderemo 400 milioni di euro per permetterci di esprimere la nostra opinione sui quattro quesiti referendari. Vediamo di non buttarli al vento.

    Sono quasi 10 euro a testa, una cifra che poteva essere risparmiata se fossero stati accorpati alle amministrative.

     Quattrocento milioni di euro che in realtà potevano essere risparmiati, e magari usati per ristrutturare scuole e ospedali, o per ospitare i profugi libici. o anche per diminuire le tasse.

     Ma non possiamo farci più niente. L’unica cosa in nostro potere è fare in modo che non vengano sprecati.

     
    urne elettorali vota sèi al referendum sull'acqua

    votare 'e l'unico atto di democrazia diretta

    Ormai che è stata decisa questa spesa folle, l’unico modo per non buttare al vento i soldi, è fare in modo che tutti i cittadini abbiano la possibilità di esprimersi. Vincesse il Sì o il No, purché la gente venga consultata, purché la democrazia diretta, la sola vera alternativa alla Casta, venga esercitata da tutti gli aventi diritto.
     
    Per opporsi ad una politica basata sui sondaggi, i referendum sono l’unico strumento in mano ai cittadini. Ed essere buoni cittadini significa occuparsi delle scelte della Nazione. Continua a leggere »

    Riportiamo un commento di forte attualità per le decisioni politiche interne del nostro Paese, che saranno determinanti per il prossimo futuro, per scegliere che Italia vogliamo, che modello di società e che sistema di produzione. Sono temi che ci riguardano tutti d a vicino e che coinvolgeranno le future generazioni. non si può non tenerne conto.

    Chi volesse approfondire ulteriormente è invitato a leggere questa pagina
    www.scuoladellerinnovabili.it/sireferendum.html

    

    Scrive Emilio Moninari:

    Tra poco 50 milioni di italiani dovrebbero recarsi alle urne per il referendum sull’acqua pubblica, e il nucleare. Per impedire il quorum il governo ha negato l’election day, per il solo voto di un radicale e l’assenza di 10 parlamentari del centro sinistra. 400 milioni spesi per evitare il quorum.

    Nazionalmente il PD evita ancora di prendere una posizione pubblica per il Sì ai referendum. Teme di dividersi al proprio interno, mentre centinaia di realtà di questo partito si stanno esprimendo e si impegnano per i Sì!

    Ma ciò che più preoccupa il sottoscritto è il silenzio e l’indifferenza per i referendum, mostrata finora da quel popolo capace di mobilitarsi, di indignarsi e di scendere in piazza e da parte di quegli uomini e donne che per ruolo pubblico e mediatico sono in grado di dare impulso ai messaggi.

    

    aderiamo al comitato referendario sull'acqua e nucleare

    piazze belle e colorate per riaffermare l'acqua come un diritto umano fondamental

    Per questo popolo i referendum sull’acqua pubblica e il nucleare, malgrado la drammatizzazione  che quest’ultimo ha avuto con il Giappone, sembrano ancora lontani dall’essere compresi nella loro portata e immediatezza politica.

    Solo il “Via Berlusconi” coniugato di volta in volta da indignazioni per gli attacchi alla Costituzione, alle donne, alla giustizia ecc… sembra appassinare questo popolo e spingerlo a mobilitarsi in milioni.

    Donne, intellettuali, attori, cantanti, giornalisti, associazioni d’ogni tipo sono pronti ad unirsi per il “Via Berlusconi”, ma poi sui contenuti tornano al proprio particolare. Non è politica questa, forse indebolirà il personaggio, ma non la cultura di massa che lo esprime e sopratutto, permettetemi, ci rende indifferenti ai contenuti capaci di incidere nella cultura dominante, che tra pochi mesi saremo chiamati tutti al voto referendario e che vincere o perdere non riguarda solo i promotori. Ma è una grande opportunità per cambiare come cittadini, la politica di questo paese e non solo.

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    tratto dall’articolo pubblicato su http://www.carta.org/2011/03/cosa-sta-succedendo-in-giappone/

    Le affermazioni rassicuranti del governo giapponese, ma soprattutto della società che gestisce le centrali coinvolte dal terremoto, la Tepco [Tokyo Electric Power Corporation], che si sono susseguite nel corso di questi ultimi giorni, sono state clamorosamente smentite quasi subito dopo essere state diffuse. Del resto la Tepco si era già distinta nel divulgare notizie false, in occasione di precedenti incidenti e aveva consegnato dati falsificati per oltre vent’anni agli enti di controllo, per cui la popolazione giapponese era abituata a non credere alle loro affermazioni.

    Mentre gli eventi sono ancora in corso, possiamo affermare che quanto sta avvenendo ai sei reattori della centrale di Fukushima 1, costituisce il più grave incidente nucleare verificatosi dopo Chernobyl. Il rischio della totale fusione del nocciolo con conseguente [parziale o totale] fuoriuscita del materiale radioattivo contenuto è tutt’altro che scongiurato, mentre la emissione di radioattività già avvenuta, come conseguenza della lunga serie di esplosioni verificatesi in diversi reattori [per attenuare la pressione e sfiatare i gas accumulatisi, compreso l’idrogeno, a causa del surriscaldamento delle barre di uranio, probabilmente con inizio di fusione], ha provocato una contaminazione molto grave nell’area di decine di chilometri attorno alla centrale. Nelle nubi provocate dalle esplosioni c’erano sicuramente iodio e cesio radioattivi, con conseguenze difficilmente prevedibili, compreso un inquinamento del mare e dei pesci. Il rischio è una grave contaminazione lungo tutta la catena alimentare, mentre molte persone che si trovavano nell’area più vicina alla centrale [nel raggio di 3-5 chilometri] sono già state contaminate.

    La forza del sisma e del successivo tsunami è stata sicuramente al di sopra della normale sismicità a cui il Giappone è «abituato», ma tali eventi rientrano tra quelli possibili per quell’area e per questo avrebbero dovuti essere valutati dagli esperti giapponesi di sicurezza nucleare, dato che questi reattori erano stati recentemente dichiarati «sicuri«, avendo superato tutti i collaudi antisismici del 2009. Infatti precedenti terremoti, come quello del 2007 a Kashiwazaki avevano provocato incendi e fuoriuscita di materiale contaminato sia in atmosfera che in mare; in quell’occasione l’Aiea [Agenzia internazionale per l’energia atomica] osservò che le centrali non erano state progettate per sismi di quella entità e vennero disposti controlli ed adeguamenti. Ma anche questa volta uno tsunami di questa entità non era stato previsto e le centrali a gasolio di emergenza, che devono garantire il raffreddamento dopo lo spegnimento automatico dei reattori, non erano sufficientemente protette da un simile evento.

    Il terremoto ha provocato lo spegnimento automatico dei reattori di 4 centrali [Fukushima 1, Onegawa, Fukushima 2 e Tokai], ed in tutti i reattori si sono verificati dei problemi. Ma particolarmente drammatici sono risultati gli eventi che hanno colpito la centrale Fukushima 1, che aveva in funzione tre reattori su sei [1, 2, 3, entrati in funzione tra il 1970 e il 1976], tutti automaticamente spenti, ma con gravi problemi di raffreddamento e conseguenti esplosioni, mentre gli altri tre [4, 5, 6, entrati in funzione tra il 1978 e il 1979], erano in manutenzione e quindi spenti da tempo, ma anche questi hanno subito gravi danni ed esplosioni. Sei reattori, uno vicino all’altro, risultano a rischio di fusione. Ulteriore problema: il reattore 3, dove si sono verificate esplosioni, è alimentato con un particolare combustibile, il cosiddetto Mox, cioè un mix di ossido di plutonio e ossido di uranio che avrebbe una capacità di contaminazione molto elevata se dovesse disperdersi nell’ambiente. Infine, nel tentativo disperato di raffreddare i vari reattori, è stata utilizzata acqua di mare, una procedura non prevista e da ritenere pericolosa.

    L’insieme di questi eventi dimostra che le centrali nucleari, anche quando dichiarate «sicure» non sono in grado di resistere né di essere progettate per simili situazioni: ma quali altre situazioni non sono state previste? Purtroppo ci si accorge di errori o limiti di progettazione solo dopo il disastro. Vari ministri, dal ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo a quello della sanità Ferruccio Fazio un e personaggio come Chicco Testa, presidente di turno di un «Forum» foraggiato a suon di milioni di euro, affermano che le centrali che si vogliono costruire in Italia sono di «nuova generazione» e decine di volte più sicure. Ma questo modello di centrale non è ancora stato testato. La centrale Epr [il tipo di centrale francese che si vorrebbe realizzare anche in Italia] è solo in fase di realizzazione in Finlandia, a Olkiluoto, e già nel dicembre 2008 l’Autorità per la sicurezza nucleare finlandese ha indicato vari inconvenienti nella costruzione e sta aspettando «un progetto adeguato, che soddisfi i principi basilari della sicurezza», senza il quale si potrebbe bloccare la costruzione del reattore. La posizione di Prestigiacomo si capisce se si considera che la Coemi Spa è controllata dalla Fincoe Srl, la cassaforte della sua famiglia, in cui hanno quote il ministro, la sorella Maria Pia, e il padre Giuseppe, ha tra i suoi clienti colossi dell’elettricità, interessati al nucleare: Abb, Ansaldo, Edison, Enel, Eni, Siemens, ecc.

    Ma le centrali nucleari sono pericolose anche durante il loro normale funzionamento, senza particolari incidenti, come dimostra uno studio epidemiologico tedesco che, su incarico governativo, aveva valutato l’incidenza di tumori nei bambini nati in un raggio di cinque chilometri dalle quindici centrali nucleari operative in Germania. Lo studio, denominato Kikk [in Italiano: Cancro infantile nelle vicinanze di centrali nucleari] ha trovato un significativo aumento dei tumori solidi e delle leucemie nei bambini di età inferiore a cinque anni. Inoltre, un problema del tutto irrisolto è quello della gestione delle scorie radioattive, un problema di sicurezza molto grave e ancora senza soluzione. Analogo risultato era stato ottenuto l’anno prima, grazie ad una metanalisi, finanziata dal Dipartimento dell’Energia degli Stati uniti., in cui si valutava l’incidenza e la mortalità per leucemia infantile nelle vicinanze di impianti nucleari.

    Eppure, anche se le centrali fossero sicurissime e non producessero inquinamento radioattivo durante il loro normale funzionamento, sarebbero ugualmente fallimentari dal punto di vista economico ed energetico. Il nucleare è stato spesso proposto come una soluzione economica per la crisi energetica e per l’effetto serra. Il costo dell’energia nucleare, però, non è basso. Il costo dell’uranio è in continuo aumento e quello per la costruzione della centrale è molto elevato, in particolare per le centrali tipo Epr. Come spiegava l’Agenzia Internazionale per l’Energia [Financial Times 3.11.05] un Kwh prodotto da nuove centrali nucleari costerà il 50 per cento in più di quello prodotto da centrali a metano, ma senza tener conto dei costi di smantellamento e di gestione dei rifiuti radioattivi. Il già citato reattore in costruzione a Olkiluoto, non solo ha già vari anni di ritardo, ma anche maggiori costi per alcuni miliardi di euro, anche a causa dei vari inconvenienti nella costruzione.

    L’energia importata dalla Francia costa poco solo per la rigidità del nucleare: le centrali sono in funzione anche quando la domanda è bassa, ciò che fa vendere l’energia sottocosto. Inoltre, le riserve accertate di uranio, necessario per il funzionamento di queste centrali, sono inferiori, a parità di energia prodotta, a quelle del metano e del petrolio e, come non bastasse, tra centrali nucleari già attive, e centrali previste, per alimentare questi reattori nei prossimi 60 anni occorrerebbero 6,5 milioni di tonnellate, mentre le riserve accertate ammontano a non più di 5 milioni di tonnellate. Ma, a consumi attuali, non ci sarebbe più uranio intorno al 2060. Una ipotetica centrale in Italia, sarebbe in funzione non prima di 12-15 anni, cioè verso il 2025 e dovrebbe funzionare, per avere un rendimento positivo, almeno 40-50 anni, ma dopo 35 anni probabilmente non potrebbe più essere rifornita di uranio. I costi energetici del ciclo dell’uranio [dall’estrazione del minerale alla dismissione della centrale], sono difficilmente in attivo, tenuto conto che il tenore di uranio nelle miniere [a cielo aperto] diventa sempre più basso [sotto 0,05 per cento non c’è pareggio]. Ma l’energia impiegata per l’estrazione, l’arricchimento, il trasporto, la costruzione della centrale, ecc. è ancora di origine fossile, ciò che rende negativo anche il bilancio della CO2 [e quindi il nucleare non risolve l’effetto serra].

    Comunque il nucleare [almeno quello più «sicuro»] è praticamente «impossibile» in Italia, se si considera che una centrale ha bisogno di un flusso di acqua di oltre 70 metri cubi al secondo per il suo raffreddamento: praticamente nessun fiume d’Italia può assicurare un tale flusso costante per più anni [e se viene meno la possibilità di raffreddamento si verificano problemi molto gravi o la chiusura forzata della centrale]. Vi è poi il già ricordato problema irrisolvibile delle scorie, come il caso «Scanzano» insegna. Infatti un terzo del combustibile nucleare ogni anno deve essere sostituito con materiale nuovo, a causa dell’impoverimento in uranio 235 e dell’accumulo di prodotti di fissione e quindi il combustibile usato diviene un rifiuto nucleare. Da notare che si parla di «ciclo del combustibile nucleare», ma non vi è nessun ciclo, perché il processo non viene chiuso, ripristinando le condizioni di partenza, come succede nei cicli biogeochimici naturali, alimentati dall’energia solare [ciclo del carbonio, dell’acqua ecc.]. L’uranio è una risorsa non rinnovabile ed il processo si conclude con una grande produzione di scorie e di rifiuti, che a tutt’oggi non si sa dove mettere.

    Gli incidenti ai reattori giapponesi di Fukushima 1 hanno definitivamente cancellato l’illusione del nucleare sicuro, come si evince anche da decisioni che sono state prese o che verranno prese da paesi come la Germania, la Svizzera, l’Unione Europea, l’India, che sembrano molto colpiti da quanto è avvenuto. Solo il governo italiano dichiara che il progetto nucleare andrà comunque avanti senza nessun ripensamento. Non resta che andare a votare Sì al referendum, per fermare la politica nucleare del governo Berlusconi

    Gianni Tamino insegna biologia all’università di Padova. È stato tra i promotori del referendum anticluneare del 1987. Ha scritto, tra l’altro, «Etica, biodiversità, biotecnologie, emergenze ambientali» con Margherita Hack e Gino Ditadi e «Decrescita. Idee per una civiltà post-sviluppista» con Paolo  Cacciari e Adriano Fragano. È stato parlamentare europeo per i Verdi. Fa parte del gruppo di esperti sull’energia della trasmissione Caterpillar.

    Sono tutti temi che che ci riguardano da vicino, che trattiamo nel nostro sito da tempo, e per i quali stiamo ricercando delle soluzioni più efficaci di quelle proposte dai governi lenti e miopi, o forse interessati a mantenere lo status quo dei rapporti di forza.

    Siamo certi che questi stessi temi, l’attualità politica in medio oriente, i prezzi del petrolio e le ripercussioni sulla nostra economia, interessino i nostri 25 affezionati lettori e per questo oggi vorremmo proporre un ampio stralcio dell’articolo di Christian Marazzi apparso su http://www.infoaut.org/blog/global-crisis/item/634-maghreb-e-mercati-finanziari-la-logica-del-contagio

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    Il 16 febbraio è una ricorrenza molto sentita nel mondo delle energie rinnovabili.
    E’ la data dell’entrata in vigore l’accordo internazionale stipulato nel 1997, conosciuto nel mondo come “Il Protocollo di Kyoto”, trattato che ha come obiettivo contrastare i gas serra responsabili dell’inquinamento e del cambiamento del clima del nostro Pianeta .
    E’ il primo passo nella giusta direzione dopo secoli di crescita incontrastata e di danni irreparabili all’ambiente.
    Pur non risolvendo in modo definitivo i problemi dell’inquinamento globale,  Kyoto dopo la Convenzione di Ginevra del 1918 e la Carta  dei Diritti dell’Uomo dell’ONU rappresenta un vero  passaggio epocale nelle regole e nell’ organizzazione sociale degli uomini e delle donne che per la prima volta si danno regole internazionali sui beni collettivi come l’aria e il clima,  mettendo in mora le pratiche insostenibili degli stati e delle imprese peggiori subordinando il loro agire all’interesse collettivo.
    Il cambiamento climatico rischia ancora oggi di provocare ripercussioni drammatiche per l’intera umanità, modificando e ridisegnando i processi produttivi, in particolare quelli agricoli,  oltre alle condizioni di vita dell’intero Pianeta.
    Le emissioni di gas serra che alterano il clima hanno ripercussioni su tutti gli aspetti della nostra vita, compresi quelli a cui meno pensiamo ma che sono fondamentali per la nostra sopravvivenza..  Il riscaldamento del Pianeta può avere, infatti, effetti devastanti anche sull’attività agricola, basti ricordare la terribile siccità del 2003 che ha devastato i raccolti delle  nostre campagne o le alluvioni recenti in Australia, gli incendi russi e in diverse altre parti del mondo, ecc…
    La Green Economy, che ha preso avvio avvio dalla stipula del Protocollo di Kyoto, oltre che un  passaggio fondamentale  per disegnare un altro mondo possibile, ed è anche  una grande e straordinaria  opportunità.
    Grazie ai suoi meccanismi, si è preso coscienza dell‘importanza di produrre energia da fonti rinnovabili e sono nati gli incentivi a cui anche i privati possono accedere, diventando produttori di energia. Per una volta, forse l’unica che ci viene in mente, a benificiare degli incentivi statali sono i cittadini e non solo le grandi lobby.
    Gli incentivi consentono di investire con tasso di rendimento altissimi, anche del 300% in più rispetto ai conti corrente o ai BOT. Consentono di vivere in ambienti più confortevoli anche a chi non avrebbe i soldi per le ristrutturazioni. Ci consentiranno pure di fare a meno del nucleare, se la scelta sarà di massa e non più riservata ad una nicchia di mercato.
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    Per questo come Centro Ricerche CRETA stiamo spingendo al massimo sulla diffusione delle energie rinnovabili, anche grazie al nostro corso d’eccellenza, RESIDENZE SOLARI

    Il corso illustrerà come orientarsi in questo mondo, dove convenga investire, i costi, i prezzi internazionali, le opportunita da cogliere, le decisioni più lungimiranti, i trucchi e i consigli per evitare le fregature. Dopo questi quattro giorni, non ci dovrebbero essere più dubbi per nessuno, almeno questo è il nostro obiettivo.

    Perciò se anche tu condividi questi ideali, se hai preso la decisione di dare una svolta sostenibile alla tua vita, non pensarci oltre. Iscriviti subito alla prossima edizione di RESIDENZE SOLARI che si terrà nella magnifica città di Pisa, città incantata dal sapore ancora medioevale ma all’avanguardia nel mondo per quel che riguarda Ricerca, Sviluppo e Formazione.
    Che altro dire? Ti aspettiamo a braccia aperte, iscriviti adesso prima che si esauriscano i posti a disposizione…