Vediamo cosa conviene veramente ad un Paese tra nucleare e fotovoltaico
Come cittadini italiani a Giugno spenderemo 400 milioni di euro per permetterci di esprimere la nostra opinione sui quattro quesiti referendari. Vediamo di non buttarli al vento.
Sono quasi 10 euro a testa, una cifra che poteva essere risparmiata se fossero stati accorpati alle amministrative.
Ma non possiamo farci più niente. L’unica cosa in nostro potere è fare in modo che non vengano sprecati.
Riportiamo un commento di forte attualità per le decisioni politiche interne del nostro Paese, che saranno determinanti per il prossimo futuro, per scegliere che Italia vogliamo, che modello di società e che sistema di produzione. Sono temi che ci riguardano tutti d a vicino e che coinvolgeranno le future generazioni. non si può non tenerne conto.
Scrive Emilio Moninari:
Tra poco 50 milioni di italiani dovrebbero recarsi alle urne per il referendum sull’acqua pubblica, e il nucleare. Per impedire il quorum il governo ha negato l’election day, per il solo voto di un radicale e l’assenza di 10 parlamentari del centro sinistra. 400 milioni spesi per evitare il quorum.
Nazionalmente il PD evita ancora di prendere una posizione pubblica per il Sì ai referendum. Teme di dividersi al proprio interno, mentre centinaia di realtà di questo partito si stanno esprimendo e si impegnano per i Sì!
Ma ciò che più preoccupa il sottoscritto è il silenzio e l’indifferenza per i referendum, mostrata finora da quel popolo capace di mobilitarsi, di indignarsi e di scendere in piazza e da parte di quegli uomini e donne che per ruolo pubblico e mediatico sono in grado di dare impulso ai messaggi.
Per questo popolo i referendum sull’acqua pubblica e il nucleare, malgrado la drammatizzazione che quest’ultimo ha avuto con il Giappone, sembrano ancora lontani dall’essere compresi nella loro portata e immediatezza politica.
Solo il “Via Berlusconi” coniugato di volta in volta da indignazioni per gli attacchi alla Costituzione, alle donne, alla giustizia ecc… sembra appassinare questo popolo e spingerlo a mobilitarsi in milioni.
Donne, intellettuali, attori, cantanti, giornalisti, associazioni d’ogni tipo sono pronti ad unirsi per il “Via Berlusconi”, ma poi sui contenuti tornano al proprio particolare. Non è politica questa, forse indebolirà il personaggio, ma non la cultura di massa che lo esprime e sopratutto, permettetemi, ci rende indifferenti ai contenuti capaci di incidere nella cultura dominante, che tra pochi mesi saremo chiamati tutti al voto referendario e che vincere o perdere non riguarda solo i promotori. Ma è una grande opportunità per cambiare come cittadini, la politica di questo paese e non solo.