Che cosa succede oggi in Giappone ?
tratto dall’articolo pubblicato su http://www.carta.org/2011/03/cosa-sta-succedendo-in-giappone/
Le affermazioni rassicuranti del governo giapponese, ma soprattutto della società che gestisce le centrali coinvolte dal terremoto, la Tepco [Tokyo Electric Power Corporation], che si sono susseguite nel corso di questi ultimi giorni, sono state clamorosamente smentite quasi subito dopo essere state diffuse. Del resto la Tepco si era già distinta nel divulgare notizie false, in occasione di precedenti incidenti e aveva consegnato dati falsificati per oltre vent’anni agli enti di controllo, per cui la popolazione giapponese era abituata a non credere alle loro affermazioni.
Mentre gli eventi sono ancora in corso, possiamo affermare che quanto sta avvenendo ai sei reattori della centrale di Fukushima 1, costituisce il più grave incidente nucleare verificatosi dopo Chernobyl. Il rischio della totale fusione del nocciolo con conseguente [parziale o totale] fuoriuscita del materiale radioattivo contenuto è tutt’altro che scongiurato, mentre la emissione di radioattività già avvenuta, come conseguenza della lunga serie di esplosioni verificatesi in diversi reattori [per attenuare la pressione e sfiatare i gas accumulatisi, compreso l’idrogeno, a causa del surriscaldamento delle barre di uranio, probabilmente con inizio di fusione], ha provocato una contaminazione molto grave nell’area di decine di chilometri attorno alla centrale. Nelle nubi provocate dalle esplosioni c’erano sicuramente iodio e cesio radioattivi, con conseguenze difficilmente prevedibili, compreso un inquinamento del mare e dei pesci. Il rischio è una grave contaminazione lungo tutta la catena alimentare, mentre molte persone che si trovavano nell’area più vicina alla centrale [nel raggio di 3-5 chilometri] sono già state contaminate.
La forza del sisma e del successivo tsunami è stata sicuramente al di sopra della normale sismicità a cui il Giappone è «abituato», ma tali eventi rientrano tra quelli possibili per quell’area e per questo avrebbero dovuti essere valutati dagli esperti giapponesi di sicurezza nucleare, dato che questi reattori erano stati recentemente dichiarati «sicuri«, avendo superato tutti i collaudi antisismici del 2009. Infatti precedenti terremoti, come quello del 2007 a Kashiwazaki avevano provocato incendi e fuoriuscita di materiale contaminato sia in atmosfera che in mare; in quell’occasione l’Aiea [Agenzia internazionale per l’energia atomica] osservò che le centrali non erano state progettate per sismi di quella entità e vennero disposti controlli ed adeguamenti. Ma anche questa volta uno tsunami di questa entità non era stato previsto e le centrali a gasolio di emergenza, che devono garantire il raffreddamento dopo lo spegnimento automatico dei reattori, non erano sufficientemente protette da un simile evento.
Il terremoto ha provocato lo spegnimento automatico dei reattori di 4 centrali [Fukushima 1, Onegawa, Fukushima 2 e Tokai], ed in tutti i reattori si sono verificati dei problemi. Ma particolarmente drammatici sono risultati gli eventi che hanno colpito la centrale Fukushima 1, che aveva in funzione tre reattori su sei [1, 2, 3, entrati in funzione tra il 1970 e il 1976], tutti automaticamente spenti, ma con gravi problemi di raffreddamento e conseguenti esplosioni, mentre gli altri tre [4, 5, 6, entrati in funzione tra il 1978 e il 1979], erano in manutenzione e quindi spenti da tempo, ma anche questi hanno subito gravi danni ed esplosioni. Sei reattori, uno vicino all’altro, risultano a rischio di fusione. Ulteriore problema: il reattore 3, dove si sono verificate esplosioni, è alimentato con un particolare combustibile, il cosiddetto Mox, cioè un mix di ossido di plutonio e ossido di uranio che avrebbe una capacità di contaminazione molto elevata se dovesse disperdersi nell’ambiente. Infine, nel tentativo disperato di raffreddare i vari reattori, è stata utilizzata acqua di mare, una procedura non prevista e da ritenere pericolosa.
L’insieme di questi eventi dimostra che le centrali nucleari, anche quando dichiarate «sicure» non sono in grado di resistere né di essere progettate per simili situazioni: ma quali altre situazioni non sono state previste? Purtroppo ci si accorge di errori o limiti di progettazione solo dopo il disastro. Vari ministri, dal ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo a quello della sanità Ferruccio Fazio un e personaggio come Chicco Testa, presidente di turno di un «Forum» foraggiato a suon di milioni di euro, affermano che le centrali che si vogliono costruire in Italia sono di «nuova generazione» e decine di volte più sicure. Ma questo modello di centrale non è ancora stato testato. La centrale Epr [il tipo di centrale francese che si vorrebbe realizzare anche in Italia] è solo in fase di realizzazione in Finlandia, a Olkiluoto, e già nel dicembre 2008 l’Autorità per la sicurezza nucleare finlandese ha indicato vari inconvenienti nella costruzione e sta aspettando «un progetto adeguato, che soddisfi i principi basilari della sicurezza», senza il quale si potrebbe bloccare la costruzione del reattore. La posizione di Prestigiacomo si capisce se si considera che la Coemi Spa è controllata dalla Fincoe Srl, la cassaforte della sua famiglia, in cui hanno quote il ministro, la sorella Maria Pia, e il padre Giuseppe, ha tra i suoi clienti colossi dell’elettricità, interessati al nucleare: Abb, Ansaldo, Edison, Enel, Eni, Siemens, ecc.
Ma le centrali nucleari sono pericolose anche durante il loro normale funzionamento, senza particolari incidenti, come dimostra uno studio epidemiologico tedesco che, su incarico governativo, aveva valutato l’incidenza di tumori nei bambini nati in un raggio di cinque chilometri dalle quindici centrali nucleari operative in Germania. Lo studio, denominato Kikk [in Italiano: Cancro infantile nelle vicinanze di centrali nucleari] ha trovato un significativo aumento dei tumori solidi e delle leucemie nei bambini di età inferiore a cinque anni. Inoltre, un problema del tutto irrisolto è quello della gestione delle scorie radioattive, un problema di sicurezza molto grave e ancora senza soluzione. Analogo risultato era stato ottenuto l’anno prima, grazie ad una metanalisi, finanziata dal Dipartimento dell’Energia degli Stati uniti., in cui si valutava l’incidenza e la mortalità per leucemia infantile nelle vicinanze di impianti nucleari.
Eppure, anche se le centrali fossero sicurissime e non producessero inquinamento radioattivo durante il loro normale funzionamento, sarebbero ugualmente fallimentari dal punto di vista economico ed energetico. Il nucleare è stato spesso proposto come una soluzione economica per la crisi energetica e per l’effetto serra. Il costo dell’energia nucleare, però, non è basso. Il costo dell’uranio è in continuo aumento e quello per la costruzione della centrale è molto elevato, in particolare per le centrali tipo Epr. Come spiegava l’Agenzia Internazionale per l’Energia [Financial Times 3.11.05] un Kwh prodotto da nuove centrali nucleari costerà il 50 per cento in più di quello prodotto da centrali a metano, ma senza tener conto dei costi di smantellamento e di gestione dei rifiuti radioattivi. Il già citato reattore in costruzione a Olkiluoto, non solo ha già vari anni di ritardo, ma anche maggiori costi per alcuni miliardi di euro, anche a causa dei vari inconvenienti nella costruzione.
L’energia importata dalla Francia costa poco solo per la rigidità del nucleare: le centrali sono in funzione anche quando la domanda è bassa, ciò che fa vendere l’energia sottocosto. Inoltre, le riserve accertate di uranio, necessario per il funzionamento di queste centrali, sono inferiori, a parità di energia prodotta, a quelle del metano e del petrolio e, come non bastasse, tra centrali nucleari già attive, e centrali previste, per alimentare questi reattori nei prossimi 60 anni occorrerebbero 6,5 milioni di tonnellate, mentre le riserve accertate ammontano a non più di 5 milioni di tonnellate. Ma, a consumi attuali, non ci sarebbe più uranio intorno al 2060. Una ipotetica centrale in Italia, sarebbe in funzione non prima di 12-15 anni, cioè verso il 2025 e dovrebbe funzionare, per avere un rendimento positivo, almeno 40-50 anni, ma dopo 35 anni probabilmente non potrebbe più essere rifornita di uranio. I costi energetici del ciclo dell’uranio [dall’estrazione del minerale alla dismissione della centrale], sono difficilmente in attivo, tenuto conto che il tenore di uranio nelle miniere [a cielo aperto] diventa sempre più basso [sotto 0,05 per cento non c’è pareggio]. Ma l’energia impiegata per l’estrazione, l’arricchimento, il trasporto, la costruzione della centrale, ecc. è ancora di origine fossile, ciò che rende negativo anche il bilancio della CO2 [e quindi il nucleare non risolve l’effetto serra].
Comunque il nucleare [almeno quello più «sicuro»] è praticamente «impossibile» in Italia, se si considera che una centrale ha bisogno di un flusso di acqua di oltre 70 metri cubi al secondo per il suo raffreddamento: praticamente nessun fiume d’Italia può assicurare un tale flusso costante per più anni [e se viene meno la possibilità di raffreddamento si verificano problemi molto gravi o la chiusura forzata della centrale]. Vi è poi il già ricordato problema irrisolvibile delle scorie, come il caso «Scanzano» insegna. Infatti un terzo del combustibile nucleare ogni anno deve essere sostituito con materiale nuovo, a causa dell’impoverimento in uranio 235 e dell’accumulo di prodotti di fissione e quindi il combustibile usato diviene un rifiuto nucleare. Da notare che si parla di «ciclo del combustibile nucleare», ma non vi è nessun ciclo, perché il processo non viene chiuso, ripristinando le condizioni di partenza, come succede nei cicli biogeochimici naturali, alimentati dall’energia solare [ciclo del carbonio, dell’acqua ecc.]. L’uranio è una risorsa non rinnovabile ed il processo si conclude con una grande produzione di scorie e di rifiuti, che a tutt’oggi non si sa dove mettere.
Gli incidenti ai reattori giapponesi di Fukushima 1 hanno definitivamente cancellato l’illusione del nucleare sicuro, come si evince anche da decisioni che sono state prese o che verranno prese da paesi come la Germania, la Svizzera, l’Unione Europea, l’India, che sembrano molto colpiti da quanto è avvenuto. Solo il governo italiano dichiara che il progetto nucleare andrà comunque avanti senza nessun ripensamento. Non resta che andare a votare Sì al referendum, per fermare la politica nucleare del governo Berlusconi
Gianni Tamino insegna biologia all’università di Padova. È stato tra i promotori del referendum anticluneare del 1987. Ha scritto, tra l’altro, «Etica, biodiversità, biotecnologie, emergenze ambientali» con Margherita Hack e Gino Ditadi e «Decrescita. Idee per una civiltà post-sviluppista» con Paolo Cacciari e Adriano Fragano. È stato parlamentare europeo per i Verdi. Fa parte del gruppo di esperti sull’energia della trasmissione Caterpillar.






